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sabato 5 novembre 2011

Stampaggio rotazionale ed arredamento pop.

Lo stampaggio rotazionale è una tecnica che permette di produrre in serie oggetti in materie plastiche. A partire dagli anni '50 questa tecnologia è entrata prepotentemente anche nel mondo dell'arredamento e del design.
Si tratta di riempire uno stampo cavo con della polvere polimerica, aggiungere calore e fare ruotare tale stampo per venti minuti circa ad una temperatura di 250°. In questo modo il polimero aderisce perfettamente alla superficie interna dello stampo e una volta raffreddato e solidificato sarà possibile, aprendo lo stampo, estrarne il manufatto. 

Con questa tecnica, nella seconda metà del secolo scorso sono stati prodotti numerosi articoli di design e prodotti d'arredamento. Abbiamo raccolto una serie di oggetti realizzati mediante stampaggio rotazionale per cercare di mostrane le potenzialità.

La poltrona barocca Proust di Alessandro Mendini è una "infedele riproduzione" della celebre poltrona disegnata da lui stesso nel 1978. Nel corso di una decina d'anni furono realizzati 15 esemplari in legno e tessuto dipinti a mano: per volontà dello stesso Mendini non furono "numerati" come si fa con le limited edition, ma "firmati" come si fa con le opere d'arte.
Trent'anni dopo la poltrona Proust entra in produzione industriale per conto di Magis, una nota casa d'arredamento italiana. 
L'opera d'arte diventa prodotto industriale: è il "pop"... è quello che volevano Andy Warhol e Roy Lichtenstein.


Un altro punto di forza dello stampaggio rotazionale è la capacità di creare oggetti dalle grande dimensioni, come il vaso Misses Flower Power di Philipp Starck per Kartell. Obbiettivo dichiarato dell'architetto-designer parigino è quello di avvicinare il design al grande pubblico, superando il concetto d'arredamento d'élite. Nella realizzazione di questo prodotto fu utilizzata per la prima volta la tecnica dello stampaggio rotazionale con il policarbonato.
È fuori discussione che l'introduzione delle materie plastiche nel mondo dell'arredamento ha contribuito (e sta contribuendo) a realizzare il "sogno" di Starck: superare il concetto di arredamento di qualità per pochi.



Nella poltrona Spun di Thomas Heaterwick (anch'essa per Magis) sono chiaramente visibili altre qualità del polietilene stampato a rotazione: l'elevata resistenza e le notevoli proprietà isolanti che la rendono un prodotto adatto anche come arredo per esterni. 
La poltrona Spun dev'essere in grado di sostenere il peso di una persona che, seduta sopra di essa, si muove e ruota.



Simile ad una torre, come sottolinea anche il nome, la libreria Babel disegnata da Mario Mazzer. La forma è a tronco di cono e le linee irregolari sulla superficie esterna ricordano la corteccia di un albero.


I colori vivaci, spesso primari, ben si sposano con l'utilizzo del polietilene e questa libreria, ma più in generale tutti gli oggetti presenti in questa pagina, ne sono la dimostrazione.
A partire dagli anni '50, quindi, quando per la prima volta fu impiegato la tecnica dello stampaggio rotazionale per la produzione di oggetti di arredamento e design in materie plastiche, questa tecnica e questi materiali hanno senz'altro lasciato la loro impronta nel mondo del design, andandone ad aumentare il bacino d'utenza e le potenzialità.



martedì 10 maggio 2011

Arredi di design: ma cosa significa?

Quando si sente parlare di arredi di design si pensa subito a qualcosa di aulico e per certi versi forse distante, come se il design fosse un mondo a parte, pensato soltanto per una determinata cerchia di persone, non avvicinabile da tutti gli altri e forse in qualche modo anche incomprensibile ai più.

Ma che cos'è il design, specialmente quello applicato all'ambito abitativo e quindi domestico? Che cosa significa questa parola? Non pretendo assolutamente di avere le facoltà per rispondere a questa difficilissima domanda: io faccio parte probabilmente di tutti coloro che si sentono un po' intimoriti dalla definizione e dal peso del "design". Dunque, non mi ergo a pensare di poterne parlare come da una cattedra, non ne ho le competenze.

Mi permetto però di osservare il design, talvolta da lontano e talvolta da vicino, cercando di stabilire con lui un legame, un dialogo, un contatto. E qualche volta penso di riuscirci. In questo senso quindi posso dire qualcosa sul design, qualcosa di condivisibile o meno, ma pur sempre testimonianza del fatto che un contatto c'è stato.

Il design non è distante da noi, nè tantomeno dalla nostra quotidianità: il design è quel pensiero rivolto a rendere più facile e più confortevole la vita di tutti i giorni, entrando direttamente nelle nostre case e cambiandone non solo l'aspetto, ma anche e soprattutto la funzionalità.

Il design è innovazione, perchè utilizza nuovi materiali, piuttosto che nuove forme oppure ancora nuovi concetti: ciò che rende veramente importante e profondamente distinguibile il design da ciò che non lo è, sono i significati, il senso che viene dato a un oggetto nel momento stesso in cui è concepito.

Un senso che tende alla versatilità, alla praticità, all'estetica, all'ecosostenibilità; un senso che talvolta guarda al passato, alla sua Storia, all'arte, al bello in termini filosofici e assoluti.

Quindi un prodotto di design, in special modo un arredo di design, è qualcosa che è stato pensato per rendere in poche parole felice chiunque lo possegga, perchè in grado di svolgere la sua funzione al meglio delle sue possibilità; anche perchè chi progetta l'oggetto di design dedica una particolare cura ai suoi dettagli, alla scelta del materiale, al disegno, alle fasi di realizzazione, perchè forte dell'esperienza e della memoria storica di cui è dotato, il designer caricherà quell'oggetto di un significato intrinseco che ha un grande valore, funzionale, estetico, emozionale, assoluto.

Probabilmente sono in pochi coloro che riescono a cogliere tutti questi sensi e questi significati nella loro totalità, ma la semplice intuizione degli stessi può già rendere speciale un oggetto di design agli occhi di chiunque, rendendolo più accattivante di altri e facendo intuire quale sia la motivazione per sceglierlo in mezzo a tante proposte.

E colpisce l'immaginario di tutti poi la capacità di un oggetto di design di portare con sè innovazione anche a distanza di anni e talvolta di decenni, un'innovazione che si autorinnova da sè con costanza.

Ne è un esempio il letto per ragazzi Abitacolo, disegnato da Bruno Munari nel 1971: un arredo multifunzionale, realizzato in un materiale ancora oggi leggero e versatile (l'acciaio), ideale per camerette ancora all'avanguardia e con poco o tanto spazio a disposizione, carico di un significato altamente ludico e insieme profondamente educativo. Oggi come allora, tutte caratteristiche fondamentali per uno spazio come la cameretta dei ragazzi.



Così come ancora e sempre attuale rimane la Chaise Longue di Le Corbusier, presentata nel 1929 e definita già allora una "macchina per riposare", grazie al suo movimento privo di meccanismi, che si sposta nella posizione desiderata dal corpo semplicemente con il suo peso; una seduta che con la sua forma sinuosa continua ancora oggi a dettare legge e ad affascinare la totalità degli appassionati della casa e dell'arredo.



E come non menzionare in questa breve carrellata di oggetti di design la Sedia Remake, ispirata alla famosa Panton Chair di Verner Panton, una seduta per la prima volta realizzata negli anni '60 con un unico foglio di plastica, tendente a nascondere la sua funzione piuttosto che a palesarla, ma destinata a trasformarsi nell'emblema del "sedersi" e andandone a costituire la forma per eccellenza.



E' giusto dunque guardare al passato per capire il presente e per non perdersi nel futuro, e soprattutto è doveroso cercare negli oggetti di oggi quel "design" che ha ispirato e permeato certi miti come quelli appena visti, per tentare di comprendere, anche se da profani, la qualità e i significati di arredi che potrebbero essere destinati a rivoluzionare nuovamente la nostra quotidianità.

lunedì 7 febbraio 2011

Poltrone di design: la storia della Chaise Longue di Mies Van der Rohe

La Chaise Longue di Mies Van der Rohe: una poltrona che nasce da un contrasto e in un conflitto si sviluppa; un conflitto intrinseco, interno alla sua stessa struttura, al suo stesso modo d'essere.



Si tratta di un pezzo della Storia del design, così come storico è il designer che le ha dato la paternità: Mies Van der Rohe, uno dei fondatori di ben due correnti stilistiche che ancora oggi influenzano profondamente il modo di pensare la casa e il suo interior design, il modernismo e soprattutto il minimalismo.

Ludwing Mies Van der Rohe, nato nel 1886 e morto nel 1969, influenzò notevolmente infatti l'architettura e il design del suo tempo, con filosofie del costruire e dell'abitare totalmente nuove per l'epoca: famose le sue massime, di cui ancora si sente l'eco.

"Less is more", il meno è più; "God is in the details", Dio è nei dettagli; si tratta soltanto delle frasi più famose, che riassumono però in un colpo d'occhio la visione d'insieme del celebre architetto. Ed è forse dall'unione di queste due filosofie, che è nata la Chaise Longue, dal tentativo di far convivere gli opposti, dall'intento di unire l'essenzialità al dettaglio.

Creata nel 1931, pochi anni prima del trasferimento di Mies Van der Rohe a Chicago (amareggiato per l'ascesa nazista in Germania), la Chaise Longue vuole evidenziare il netto contrasto tra l'opulenza del rivestimento in pelle e l'essenzialità del telaio cromato, unendo in un'unica creatura due opposti: la linea minimale e l'attenzione per il particolare.

Il mix riuscitissimo è quello di una seduta estremamente comoda, ma nel contempo visivamente snella, collocabile in contesti anche molto diversi fra loro; l'eleganza e il lusso del rivestimento contrastano non poco con la semplicità della struttura, creando esattamente quel conflitto di cui si diceva all'inizio.

Eppure la semplicità, a ben guardare, pervade l'intera seduta: la comodità infatti è data dalla presenza di un unico materassino rivestito in pelle, poggiato e legato indissolubilmente alla sua struttura in tubo d'acciaio cromato.

Non si tratta dunque "soltanto" di un pezzo di Storia del design, ma della rappresentante di uno stile, di tutta una corrente di pensiero e di un modo di vivere la casa che già nel 1931 strizzava l'occhio al futuro, a quello che oggi è il presente, tanto che questa seduta è definibile a tutti gli effetti come "attuale".



Da inserire in contesti assolutamente contemporanei, oppure pacatamente moderni, in scenari più classici oppure più futuristici, addirittura hi-tech: con il suo mix di stili, di materiali e di concetti, questa seduta si può adattare davvero a ogni ambiente e a ogni gusto, promettendo in ogni caso di far entrare la Storia dalla porta di casa.

giovedì 18 novembre 2010

Poltrone di design: la storia della Egg Chair di Arne Jacobsen


Entrata ormai a pieno titolo nella Storia del Design come segno distintivo e iconico di un abitare confortevole e anche esteticamente bello, l'evocativa poltrona Egg Chair non fu in realtà ideata per ambienti domestici.

La Egg Chair nacque infatti dalla matita del celebre designer Arne Jacobsen nel 1958 per arredare l’esclusivo Royal SAS Hotel di Copenhagen e divenne subito famosa insieme alla Swan Chair, come prima sedia girevole rivestita e imbottita.

L'evocativo nome "Egg" si rifà alla forma arrotondata di questa seduta, o viceversa se preferite: è proprio questo il caso di dire che non è chiaro se sia nato prima l'uovo o la sedia, ma ai fini di quel che ci rimane, poco importa.

Basti sapere che l'uovo, in quanto concetto mistico, talvolta religioso, più spesso filosofico, è una forma che ha sempre ispirato e che continua a ispirare i creativi, come metafora della vita ma anche come entità formalmente perfetta della natura.

Nella mente di Jacobsen, la Egg Chair doveva rappresentare il guscio che avrebbe protetto e accolto l'uomo, creando per lui un rifugio ad hoc, confortevole e privato, dotato della giusta intimità.

Concepita inizialmente come un divano, la Egg Chair pare tragga ispirazione da Eero Saarinen e dlla sua Womb Chair, anche se in molti sostengono che la versione di Jacobsen sia parte di un progetto molto più completo.



Oggetto del desiderio per tutti gli appassionati di design, la Egg Chair conserva ancora oggi tutto il suo fascino di allora, sospeso tra l'avanguardia, il sofisticato e il cosmopolitan style, e porta nelle case di chi la sceglie tutto il suo spirito futuristico, tuttavia legato al concetto delle origini.

La Egg Chair è oggi disponibile con rivestimento in econappa o in pelle, da scegliere in diversi colori, per trasformare il soggiorno, la zona studio, la camera da letto o qualunque altro ambiente della casa in un luogo di relax privato e accogliente. E all'insegna della Storia del Design più raffinato.

giovedì 21 ottobre 2010

Poltrona Question Mark, un pezzo della Storia del Design

Anche se relativamente recente, la poltrona Question Mark è già entrata a pieno titolo nella Storia del Design moderno e contemporaneo, grazie alle sue linee, ma anche al suo significato.

Iconica, onomatopeica, ironica, divertente, rappresentativa: a partire dal nome, Question Mark è un'esplosione di concetti, tutti racchiusi nella sua forma sinuosa ed elegante, adattabile a qualunque ambiente.



Scaturita dalla fantasia del designer tedesco Stefan Heiliger, che crea complementi d'arredo da oltre 30 anni, per l'azienda totalmente Made in Italy Tonon, la poltrona Question Mark interpreta perfettamente la concezione del vivere moderno.

Question Mark in inglese significa punto interrogativo; e non era difficile capirlo, guardando le linee di questa poltrona, anche da angolazioni diverse (l'effetto visivo è come quello della Gioconda, che ti guarda ovunque vai, però in tre dimensioni).

Il punto interrogativo riassume tutte le domande del vivere contemporaneo: domande che forse un tempo si ponevano in pochi (filosoficamente parlando) e che oggi sono al centro del nostro pensare. Chi siamo? Dove andiamo? Perchè? Che ci facciamo in mezzo al caos delle città? Cosa ci piace? Perchè non siamo immortali? Cosa succede nel mondo, mentre noi rimaniamo fermi?

Fermi. Esattamente fermi, seduti a pensare a tutti questi interrogativi, su una poltrona che guardacaso li vuole rappresentare; fermi, mentre tutto ci scorre intorno, passando inconsapevolmente per quel minuscolo punto interrogativo nell'universo. Un punto interrogativo che alla fine si identifica proprio con il nostro essere, con noi stessi e che soltanto per questo merita di trovare posto nelle nostre case, dentro agli unici punti fermi che ci rimangono in questo mondo che vorticosamente gira.

Ha vinto numerosissimi premi la Question Mark di Stefan Heiliger per Tonon: perchè pratica, speciale, bella, oltre che concettualmente importante. La seduta infatti, nonostante sia costituita da una struttura sinuosa e continua priva di braccioli, risulta estremamente comoda e funzionale, data la possibilità di ruotare a 360° sulla base centrale in acciaio cromato e data l'imbottitura in poliuretano espanso schiumato ignifugo.

Il suo design easy ma allo stesso tempo elegante poi, la rende adatta a soggiorni, camere da letto, angoli studio, luoghi di passaggio, ingressi, sale da pranzo (intorno a un tavolo tante Question Mark sono semplicemente favolose) di qualunque genere: facile da spostare, piacevolissima da vedere e da toccare, grazie ai numerosi rivestimenti (in tessuto o in pelle) e ai colori personalizzabili con una miriade di sfumature diverse.



Scegliere una poltrona Question Mark per la propria casa significa cavalcare l'onda del pensiero contemporaneo, farsi portatori della propria personalissima filosofia di vita moderna, arricchire lo spazio della propria dimora con un pezzo ormai storico e iconico e regalare un tocco informale ma raffinato a qualunque ambiente domestico.

giovedì 7 ottobre 2010

Poltrona Sacco: la storia di un'icona del design

Sull'onda di un mondo che stava cambiando sotto l'egida della plastica e di una cultura spumeggiante poi chiamata pop, nasceva il progetto di un oggetto d'arredo che non solo ha segnato una rivoluzione, ma che anche in virtù di questo, è diventato un'icona del design "classico", un punto fermo da cui la Storia del mobile moderno non può prescindere: la Poltrona Sacco.



Correva l'anno 1968 e tanti furono i cambiamenti e gli avvenimenti legati a quel momento storico; tenendo società e politica a margine, l'avvento della poltrona Sacco fu uno di questi e paradossalmente potrebbe rappresentare anche ciò che accadeva negli ambienti più aulici, oggetti di cronaca, e nelle più caserecce piazze, dove la gente cominciava ad emergere e a piantare i semi di una libertà diversa, nuova, consapevole. La poltrona Sacco infatti era appunto libera, nuova, diversa, proprio come gli ideali che andavano diffondendosi in quel periodo.

Ideata dal trio di designer Franco Teodoro, Cesare Paolini e Piero Gatti, e prodotta inizialmente da Zanotta, la poltrona Sacco cavalcò l'onda entusiastica dei materiali plastici e soprattutto si presentò come primo, favoloso esemplare di un concetto fino ad allora inesplorato: la destrutturazione.

Non era facile reinventare un oggetto d'arredo che già allora aveva una storia secolare, che aveva già subito decine di evoluzioni, che non mancava nelle case da centinaia di anni. Eppure, la capacità dei tre designer in particolare, e della cultura pop in generale, di guardare le cose sotto punti di vista inediti e impensabili, fece il miracolo: nacque così un capolavoro di creatività, una poltrona a tutti gli effetti che però, per la prima volta non aveva nè la forma nè l'aspetto della poltrona, e che giungeva senza una struttura rigida e fissa.

Per la prima volta non era l'arredo a dettare legge sull'uomo, bensì il contrario: il corpo umano non era più costretto a incanalarsi in una posizione già decisa e rigida, ma era la poltrona ad adattarsi al dispiegarsi del corpo, alle sue comodità, al suo relax. Se ci pensate, questa era ed è una "metafora concreta" di tutta una rivoluzione sociale, di tutta quella corrente di pensiero che imperversava tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70.

Rivestita con materiali plastici o ecopelle, costituita da pallini di polistirolo, caratterizzata da una forma oblunga malleabile e adattabile a ogni stile di seduta, la poltrona Sacco con la sua incredibile versatilità divenne subito oggetto del desiderio per tutti gli amanti dell'arredo moderno, per personaggi d'élite, per case d'autore.

Leggera, facilmente trasportabile, collocabile in qualunque angolo della casa, con la possibilità di risultare colorata e frizzante, proprio come era richiesto in quegli anni: la poltrona Sacco era un simbolo, di design, ma anche di rivoluzione, di praticità, di modernità e di rottura degli schemi.



Finchè una esilarantissima scena diffusa dal tubo catodico, non la portò letteralmente dentro le case di molti, moltissimi italiani; e così la poltrona Sacco cominciò a diventare una presenza costante anche nelle abitazioni meno lussuose: lo spaccato di fantareale che portò la poltrona Sacco sull'onda della popolarità fu quel divertentissimo episodio in cui un impacciato Paolo Villaggio intraprese una vera e propria lotta per sedersi su una poltrona Sacco che immancabilmente lo continuava a rigettare in terra.

Da allora la poltrona Sacco ha subito una miriade di mutazioni, grazie a imitazioni e rifacimenti, mantenendo però sempre l'indispensabile concetto da cui nacque, l'inconfondibile forma e la praticissima versatilità.

Le poltrone sacco Linus e Snoopy sono un egregio esempio di queste rivisitazioni: rivestite in tessuto da scegliere in tanti colori, possono arredare qualunque ambiente della casa (nella versione Linus per adulti) e anche la cameretta dei bambini (nella versione più piccola Snoopy), che per l'innata ispirazione ludica di quest'oggetto, trovano sempre molto divertente potercisi sedere o poterla utilizzare giocando.



Trionfo della comodità, perchè è il corpo a scegliere la sua posizione ideale, sostenuto e avvolto dalla poltrona come in un confortevole nido, la poltrona Sacco è un modo piacevolissimo per dare un tocco pop alla propria casa, ma anche per inserire nella propria personalissima galleria domestica un autentico pezzo di Storia, politica e sociale, del design e della televisione italiana.

martedì 28 settembre 2010

Poltrone colorate, e ogni ambiente si fa divertente

Una poltrona colorata è proprio quel che ci vorrebbe: non vi è mai capitato di pensarlo? Eppure è una frase così semplice, non solo da pronunciare, ma anche da pensare e soprattutto da realizzare: una poltrona ha un ingombro ristretto e anche per questo motivo si presta a dare quel tocco di colore che mancava all'ambiente.

Soggiorni, camere da letto, angoli relax e lettura, studi, ingressi e addirittura cucine: tutti gli ambienti di casa possono essere ravvivati e rispolverati dalla presenza di una poltrona colorata. Anzi, vi dirò di più: in alcune case, anche i bagni usufruiscono di questo privilegio, quando sono grandi, accoglienti e predisposti per diventare vere e proprie spa, luoghi di benessere e di relax del corpo e della mente, dove una comodità individuale come la poltrona non può mancare.

A volte la poltrona potrebbe anche essere il punto di partenza: da una forma e da un colore particolari infatti, possono nascere tante idee per creare il tema portante di un ambiente o anche di un'intera casa, soprattutto nel caso di un open space o di un loft.

Se amate i colori forti, la poltrona unita ad altri complementi e agli accessori in una stessa tonalità spiccata, potrebbero contrastare benissimo con arredi e rivestimenti neutri, in modo da conferire agli ambienti un tono informale ma mai noioso. Se invece siete di quelli che non disdegnano le esplosioni di colore, soprattutto se possedete stanze ampie e luminose, allora la poltrona potrebbe essere lo spunto per stabilire la palette da applicare alla quasi totalità degli altri elementi.

La poltrona è facile da collocare: non richiede un grosso dispendio di spazio e nemmeno una posizione preferibile rispetto a muri o ad altri oggetti; la caratteristica che la rende così versatile e bella è che può costituire un'isola a sè, completamente distaccata dal resto e insieme profondamente e visivamente unita, per creare anche una piccola oasi personale e privata, dove dedicarsi al relax, alla lettura, all'audio/video, al gioco.

Il proverbio reciterebbe a pennello "dove la metti sta": ma la poltrona è molto di più, perchè in certi casi può anche essere spostata facilmente a seconda delle necessità, come seduta aggiuntiva o come elemento d'arredo di spicco.

Così ogni angolo, ogni porzione di spazio può trasformarsi in un motivo talvolta giocoso talvolta più rilassante, ma sempre senza dimenticare un certo carattere easy, snello e invitante.

La poltrona Sacco ad esempio, sia nella versione Linus per gli adulti che nella versione Snoopy per i piccoli, è un oggetto d'arredo e di decoro non solo affascinante, proprio perchè destrutturato, ma anche funzionalissimo: la seduta è comoda e versatile a seconda delle esigenze (sempre che riusciate a imbroccare come utilizzarla, Fantozzi docet) e la si può spostare e collocare in qualunque angolo e in qualunque momento. Inutile dirvi che è la poltrona preferita da tutti i miei amici, che durante i miei party fanno la fila per potervisi sedere.



La poltrona Matchball è un oggetto sorridente e profondamente ludico, soprattutto nelle colorazioni disponibili, come questo rosa intenso e molto femminile, adattabile a tanti e diversi contesti.



La poltrona Heartbreaker arreda non solo con i suoi colori, ma anche con la sua forma ironica e divertente, adatta a costituire l'elemento distintivo di un ambiente o di una stanza.



La poltrona Onefortwo si appresta anch'essa a divenire protagonista di un soggiorno o di un angolo relax: funzionale allo spazio, morbida, colorata in modo deciso e coinvolgente, promette di regalare momenti irripetibili, sia dal punto di vista dell'esperienza visiva, sia da quello della comodità, pensata anche per due persone che desiderano stare vicine vicine.

mercoledì 28 ottobre 2009

Tappeti on line: un nuovo reparto


Da pochi giorni abbiamo inaugurato il nuovo reparto dedicato alla vendita on line di tappeti.

Il tappeto riveste da sempre il ruolo importante e insostituibile di elemento d'arredo che, interagendo all'interno dell'abitazione a completamento di un progetto complessivo e diventandone esso stesso parte funzionale, è in grado di trasformare un ambiente. Ogni tappeto contribuisce a dare un tono più ricercato al contesto in cui si inserisce, aggiunge calore e rende l'ambiente accogliente, diventando un segno di stile e di eleganza. Scegliendo forma, design e colore a seconda dei propri gusti si è in grado di creare atmosfere sempre diverse.

All'interno del sito ne presentiamo una vasta gamma che differiscono per forma, tipologia di materiale e di lavorazione, colorazioni disponibili. I tappeti proposti quindi, si adattano sia ad ambienti moderni e dal design innovativo, sia ad ambienti dalle tonalità neutre con connotazioni più classiche, siano essi soggiorni, zone living, uffici o camere da letto. Per aiutarvi nella scelta consigliamo per ognuno di essi alcuni elementi d'arredo abbinati, come divani, poltroncine, letti, tavoli e sedie.

Vengono proposti tappeti quadrati, tappeti rettangolari e tappeti rotondi come ad esempio il tappeto rotondo in lana Lienz di Calligaris, che riprende il motivo della paglia di Vienna e lo ripropone in una versione più moderna sui toni minimal del grigio antracite e del nero.

Completiamo la varietà proponendo tappeti diversi per tipo di tessitura: tappeti in lana pregiata annodata a mano, in fibre naturali o sintetiche taftati a mano e in filati sintetici lucidi e brillanti lavorati secondo la tecnica shaggy, come ad esempio il tappeto Shiny di Calligaris.

Come d'abitudine, continueremo a lavorare per ampliare il catalogo e venire incontro a tutte le vostre esigenze. Alla prossima!

venerdì 18 settembre 2009

Storia del design: la poltrona Long Chair degli Eames


La poltrona Long Chair degli Eames è diventata ormai uno status symbol, segno di prestigio e di gusto grazie alle sue linee, ai suoi materiali e alla sua comodità, così leggendaria.

Quando si vuole acquistare un pezzo di storia del design, un arredo che veramente ha contribuito a scrivere la Storia degli ultimi decenni, si vorrebbe forse conoscere anche i suoi trascorsi. Proprio come quando si conosce una persona nuova e di lei si vuole scoprire tutto.

Viceversa, quando la storia di ciò che abbiamo davanti ci è già nota, e ci racconta di un passato glorioso, è come se quella persona, o in questo caso quella poltrona, la conoscessimo già, da sempre e la vorremmo con noi. Sempre.

Da qui, l'idea di scrivere ogni tanto qualcosa sulla storia di pezzi del design che sono diventati così accessibili e raggiungibili, da poterli ordinare solo con un (Arreda)click.

Dicevo, la Long Chair dei coniugi Eames. Charles e Ray Eames per la precisione. Data di nascita 1956. Presentata alla luce del mondo in tv, durante la trasmissione "Home" della NBC (su Youtube si trova ancora il video).

Da subito contrapposta come alter ego a un'altra icona del design: la chaise longue di Le Corbusier, perchè il suo movimento e il poggiapiedi abbinato, ricordano le stesse linee.

Long Chair divenne subito una star: aveva di innovativo l'utilizzo del compensato curvato, allora utilizzato solo in campo medico ortopedico. Il compensato curvato è realizzato con sottili strati di legno di rosa incollati insieme e curvati.

Fu così tanto il clamore e il successo suscitato dalla Long Chair, che la stessa azienda che la produceva, colse al volo l'occasione e fece diventare questo successo uno slogan pubblicitario, che recitava "Perchè tanto clamore su una sedia?" Evidentemente perchè era ed è molto più che una sedia. E' un simbolo di innovazione e di estrema eleganza.

La struttura portante è girevole e realizzata in fusione di alluminio, mentre lo schienale è in impiallacciato di palissandro, rifinito manualmente con finitura a cera; il rivestimento esterno è nato prima in pelle nera, anche se ora con le collezioni "made in Italy" di ArredaClick è disponibile in 3 tipologie di pelle in 12 colori.

La sua eleganza, il lusso dei suoi materiali, la sua ormai inconfondibile forma ne hanno fatto un unicum, irripetibile e pregiato pezzo di Storia, da esporre in casa con orgoglio, come trofeo moderno di un genio intramontabile.