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martedì 10 maggio 2011

Arredi di design: ma cosa significa?

Quando si sente parlare di arredi di design si pensa subito a qualcosa di aulico e per certi versi forse distante, come se il design fosse un mondo a parte, pensato soltanto per una determinata cerchia di persone, non avvicinabile da tutti gli altri e forse in qualche modo anche incomprensibile ai più.

Ma che cos'è il design, specialmente quello applicato all'ambito abitativo e quindi domestico? Che cosa significa questa parola? Non pretendo assolutamente di avere le facoltà per rispondere a questa difficilissima domanda: io faccio parte probabilmente di tutti coloro che si sentono un po' intimoriti dalla definizione e dal peso del "design". Dunque, non mi ergo a pensare di poterne parlare come da una cattedra, non ne ho le competenze.

Mi permetto però di osservare il design, talvolta da lontano e talvolta da vicino, cercando di stabilire con lui un legame, un dialogo, un contatto. E qualche volta penso di riuscirci. In questo senso quindi posso dire qualcosa sul design, qualcosa di condivisibile o meno, ma pur sempre testimonianza del fatto che un contatto c'è stato.

Il design non è distante da noi, nè tantomeno dalla nostra quotidianità: il design è quel pensiero rivolto a rendere più facile e più confortevole la vita di tutti i giorni, entrando direttamente nelle nostre case e cambiandone non solo l'aspetto, ma anche e soprattutto la funzionalità.

Il design è innovazione, perchè utilizza nuovi materiali, piuttosto che nuove forme oppure ancora nuovi concetti: ciò che rende veramente importante e profondamente distinguibile il design da ciò che non lo è, sono i significati, il senso che viene dato a un oggetto nel momento stesso in cui è concepito.

Un senso che tende alla versatilità, alla praticità, all'estetica, all'ecosostenibilità; un senso che talvolta guarda al passato, alla sua Storia, all'arte, al bello in termini filosofici e assoluti.

Quindi un prodotto di design, in special modo un arredo di design, è qualcosa che è stato pensato per rendere in poche parole felice chiunque lo possegga, perchè in grado di svolgere la sua funzione al meglio delle sue possibilità; anche perchè chi progetta l'oggetto di design dedica una particolare cura ai suoi dettagli, alla scelta del materiale, al disegno, alle fasi di realizzazione, perchè forte dell'esperienza e della memoria storica di cui è dotato, il designer caricherà quell'oggetto di un significato intrinseco che ha un grande valore, funzionale, estetico, emozionale, assoluto.

Probabilmente sono in pochi coloro che riescono a cogliere tutti questi sensi e questi significati nella loro totalità, ma la semplice intuizione degli stessi può già rendere speciale un oggetto di design agli occhi di chiunque, rendendolo più accattivante di altri e facendo intuire quale sia la motivazione per sceglierlo in mezzo a tante proposte.

E colpisce l'immaginario di tutti poi la capacità di un oggetto di design di portare con sè innovazione anche a distanza di anni e talvolta di decenni, un'innovazione che si autorinnova da sè con costanza.

Ne è un esempio il letto per ragazzi Abitacolo, disegnato da Bruno Munari nel 1971: un arredo multifunzionale, realizzato in un materiale ancora oggi leggero e versatile (l'acciaio), ideale per camerette ancora all'avanguardia e con poco o tanto spazio a disposizione, carico di un significato altamente ludico e insieme profondamente educativo. Oggi come allora, tutte caratteristiche fondamentali per uno spazio come la cameretta dei ragazzi.



Così come ancora e sempre attuale rimane la Chaise Longue di Le Corbusier, presentata nel 1929 e definita già allora una "macchina per riposare", grazie al suo movimento privo di meccanismi, che si sposta nella posizione desiderata dal corpo semplicemente con il suo peso; una seduta che con la sua forma sinuosa continua ancora oggi a dettare legge e ad affascinare la totalità degli appassionati della casa e dell'arredo.



E come non menzionare in questa breve carrellata di oggetti di design la Sedia Remake, ispirata alla famosa Panton Chair di Verner Panton, una seduta per la prima volta realizzata negli anni '60 con un unico foglio di plastica, tendente a nascondere la sua funzione piuttosto che a palesarla, ma destinata a trasformarsi nell'emblema del "sedersi" e andandone a costituire la forma per eccellenza.



E' giusto dunque guardare al passato per capire il presente e per non perdersi nel futuro, e soprattutto è doveroso cercare negli oggetti di oggi quel "design" che ha ispirato e permeato certi miti come quelli appena visti, per tentare di comprendere, anche se da profani, la qualità e i significati di arredi che potrebbero essere destinati a rivoluzionare nuovamente la nostra quotidianità.

venerdì 15 aprile 2011

Sedia Italia 150: buon anniversario Italia!

Al 50° Salone Internazionale del Mobile è stata presentata la sedia Italia 150, per celebrare all'insegna dello stile e del design il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Dopo la sedia Milano 2015 ideata in previsione dell'Expo 2015 di Milano, ecco un altro esempio di sedia di design che nasce per celebrare un evento o un'occasione importante.

Sedie Italia 150...in miniatura!
La sedia Italia 150 è realizzata in policarbonato nei colori trasparente, fumé, bronzo, verde bottiglia; il rosso, il bianco, il verde bandiera e il tortora sono invece realizzati in nylon lucido coprente.
Per il 150° anniversario dell'Unità è simpaticamente proposta con i colori della bandiera italiana.


La sedia Italia 150 rirpopone in chiave moderna le linee e lo stile delle sedie dell'Italia di una volta; unisce comodità, design e funzionalità ed è la perfetta immagine della creatività Made in Italy.
A breve sarà disponibile nel nostro catalogo online!


giovedì 16 dicembre 2010

Arredi robotici: sedie, tavoli, divani e sgabelli riconfigurabili e trasformabili

Il futuro si avvicina, così velocemente che ci sembra quasi di corrergli incontro; ed è la tecnologia, nel senso più lato del termine, a darci la dimensione di questa corsa: il progresso ormai è una questione di conquiste hi-tech, anche in casa, tanto che l'integrazione più evidente tra l'abitare e la tecnologia, la domotica, sta prendendo sempre più piede come elemento indispensabile per vivere bene, ma anche per rispondere alle esigenze ecologiche e di risparmio energetico.

Ma la tecnologia in casa, oltre che con la domotica, gli elettrodomestici o l'home theatre, sta entrando anche da un'altra porta: sono direttamente gli arredi infatti a rendersi sempre più sofisticati, sempre più complessi e performanti, con l'aiuto della scienza. E non parlo solo di superfici futuristiche, ma poi neanche troppo, dove basterà appoggiare un peperone per ricevere tutta una serie di informazioni circa lo stato del frigorifero e le ricette che si possono preparare con quello che abbiamo in dispensa; o dove basterà agitare un dito per interfacciarsi direttamente con i mobili, il loro contenuto e il resto del mondo.

Parlo di veri e propri robot che si trasformano in arredi; o se volete, il contrario: arredi che si trasformano in robot. Sono diversi i progetti come quello che trovate a questo link che mirano a una riconfigurazione dello spazio abitativo o aziendale il più possibile automatizzata, reiterabile ogni volta che se ne sente la necessità, estremizzata fino a concedere la facoltà di una versatilità mai raggiunta prima e quindi di una personalizzazione pressochè infinita.

Tavoli che diventano sedie, sedie che diventano sgabelli, divani che ridiventano sedie: il tutto nel giro di qualche secondo, soltanto perchè si è premuto un pulsante. Rimane indubbio che con dispositivi di questo genere, che non mi azzarderei più a chiamare arredi, la flessibilità diventerebbe la protagonista dello spazio, anche di uno ristretto.

Tutte cose estremamente affascinanti, tutte cose entusiasmanti. Ma io ho una perplessità: a parte i tempi e i costi di realizzazione, probabilmente ancora molto lontani dalla realtà, quale sarebbe il grado di comodità di oggetti simili? E ancora: dove andrebbe a finire l'eccezionalità di un design, l'unicità di una forma, l'esclusività dell'arte fatta arredo?

Se la personalizzazione dello spazio infatti potrebbe conoscere un livello mai visto prima con degli ipotetici arredi robot, ciò che si potrebbe rischiare di perdere è la personalizzazione dell'estetica e del senso del bello. In questo campo si andrebbe invece incontro a una decisa spersonalizzazione, al contrario ad un'omologazione, che ad alcuni potrà anche piacere in nome dell'uniformità, ma che farebbe perdere il senso di ciò che è realizzato con cura puramente artistica.

Visto che la sedia è l'elemento della casa maggiormente preso in considerazione dai progetti di arredi robotizzati, si potrebbe fare un raffronto tra questi ultimi (che per le caratteristiche intrinseche descritte non potrebbero sfoggiare niente altro se non un'estetica molto lineare e poco distintiva) e alcuni esempi di sedie di design, con una piccola rassegna che potenzialmente potrebbe estendersi all'infinito.

La particolarità ad esempio della linea tratteggiata dalla sedia Aida, non potrebbe venir replicata da un dispositivo robotizzato, almeno non in un futuro prossimo dove le forme delle macchine saranno ancora molto grezze.




E come riprodurre in "senso robotico" la leggerezza della sedia Aria che con il gioco di fili metallici colorati, crea delle forme sottili eppure molto affascinanti?




Lo stesso discorso poi vale per pezzi d'arredo di un certo calibro, come la sedia Betty, che proprio non riuscirei a vedere sotto le spoglie di un robot.




Dove andrebbero a finire l'eleganza e il gusto se tutti gli arredi fossero simili fra loro e senza anima, anche se dotati di movimenti??

giovedì 18 novembre 2010

Poltrone di design: la storia della Egg Chair di Arne Jacobsen


Entrata ormai a pieno titolo nella Storia del Design come segno distintivo e iconico di un abitare confortevole e anche esteticamente bello, l'evocativa poltrona Egg Chair non fu in realtà ideata per ambienti domestici.

La Egg Chair nacque infatti dalla matita del celebre designer Arne Jacobsen nel 1958 per arredare l’esclusivo Royal SAS Hotel di Copenhagen e divenne subito famosa insieme alla Swan Chair, come prima sedia girevole rivestita e imbottita.

L'evocativo nome "Egg" si rifà alla forma arrotondata di questa seduta, o viceversa se preferite: è proprio questo il caso di dire che non è chiaro se sia nato prima l'uovo o la sedia, ma ai fini di quel che ci rimane, poco importa.

Basti sapere che l'uovo, in quanto concetto mistico, talvolta religioso, più spesso filosofico, è una forma che ha sempre ispirato e che continua a ispirare i creativi, come metafora della vita ma anche come entità formalmente perfetta della natura.

Nella mente di Jacobsen, la Egg Chair doveva rappresentare il guscio che avrebbe protetto e accolto l'uomo, creando per lui un rifugio ad hoc, confortevole e privato, dotato della giusta intimità.

Concepita inizialmente come un divano, la Egg Chair pare tragga ispirazione da Eero Saarinen e dlla sua Womb Chair, anche se in molti sostengono che la versione di Jacobsen sia parte di un progetto molto più completo.



Oggetto del desiderio per tutti gli appassionati di design, la Egg Chair conserva ancora oggi tutto il suo fascino di allora, sospeso tra l'avanguardia, il sofisticato e il cosmopolitan style, e porta nelle case di chi la sceglie tutto il suo spirito futuristico, tuttavia legato al concetto delle origini.

La Egg Chair è oggi disponibile con rivestimento in econappa o in pelle, da scegliere in diversi colori, per trasformare il soggiorno, la zona studio, la camera da letto o qualunque altro ambiente della casa in un luogo di relax privato e accogliente. E all'insegna della Storia del Design più raffinato.

giovedì 13 maggio 2010

Sedie di design: i 50 anni della Panton Chair

Ricorre quest'anno il 50esimo anniversario dell'icona per eccellenza delle sedie di design, la celeberrima Panton Chair di Vitra, non solo disegnata, ma fortemente voluta da Verner Panton, di cui porta degnamente il nome.

Spesso le grandi cose nascono da casi fortuiti; altrettanto spesso invece, i grandi risultati si ottengono solo dopo tempo, impegno, lavoro, soddisfazioni e delusioni. Quella della Panton Chair è una storia che meriterebbe di essere narrata nei dettagli, per diventare uno di quei racconti edificanti, epici, evoluzionistici, quelli in cui il protagonista attraversa mille peripezie per raggiungere finalmente un obiettivo, crescendo e diventando una persona migliore.

La Panton Chair è il frutto sudato e (è proprio il caso di dirlo) partorito, di un cammino lento, difficile, straordinariamente lungo, partito da un'idea geniale e concluso dal progresso che all'inizio degli anni '60 non era ancora pronto ad accogliere pensieri così rivoluzionari. Si comprende quindi come la Panton Chair non sia soltanto una sedia, per quanto possa essere definita La Sedia dell'era moderna, ma ha la stessa valenza di un sogno che si realizza.

Verner Panton concepisce l'idea di questa affascinantissima sedia in un tempo ormai non più precisato, forse tra il 1959 e il 1960, perso in qualche non-luogo, nelle pieghe del limite tra fantasia e realtà, come nelle favole più antiche. Il progetto del designer era quello di produrre una seduta basculante in plastica, da realizzare con un unico stampo.

Io credo che Verner Panton avesse in mente, quando elaborò quest'idea, il processo di lavorazione delle sculture così come lo concepiva Michelangelo, secondo cui dentro ogni blocco di marmo o di pietra la statua era già presente: bastava soltanto liberarla dalla prigione di materia inanimata che la circondava.

Dal prototipo alla produzione di massa passarono 7 lunghi anni: anni di tentativi, di fatiche, di disillusioni. Ma dal 1967, da quando la Panton Chair cominciò a essere prodotta in serie con Vitra, fu da subito un enorme successo. Che ripagò tutti gli sforzi, tutte le delusioni.

I primi modelli furono realizzati in poliestere rinforzato con fibroresina; successivamente si passò alla versione in poliuretano espanso e poi a un'altra versione ancora in Luran S stampato ad iniezione. Si scoprì poi che quest'ultimo materiale col tempo tendeva a deteriorarsi. Così dall'inizio degli anni '80, la Panton Chair viene realizzata con il processo di stampa con schiuma poliuretanica; oggi la si realizza con il procedimento di stampa a iniezione con polipropilene completamente riciclabile, più ecologico, avanzato ed economico.

Sono ormai anni che recensisco e posto immagini di case da tutto il mondo, case eleganti, case di lusso, case da sogno, case comunque sempre bellissime. E la percentuale di quelle che non sfoggiano almeno una Panton Chair in sala da pranzo o come oggetto-scultura in qualche angolo, è veramente esigua.

La Panton Chair è un simbolo, perchè ha portato l'innovazione dei materiali nei processi produttivi e nelle case, ma anche perchè ha portata freschezza ed emozione, grazie ai suoi colori e alle sue forme sinuose, fluenti, adattabili perfettamente al corpo umano. Tanto che dal 2006 viene anche prodotta nella versione Kids per i più piccoli.

La sedia Remake si ispira proprio a lei, alla Panton Chair, celebrando degnamente quei 50 anni di storia del design che l'hanno resa, credo di poter dire, la sedia più desiderata e acquistata al mondo.



lunedì 12 ottobre 2009

Le sedie di Zamagna: Live Design

La sedia: un oggetto semplice, il più usato, declinato in tutte le sue possibilità e soluzioni da Zamagna. ArredaClick apre le porte ad una collezione eclettica di sedie-icona dell’epoca moderna, che comprendono sia la storica produzione thonet, sia i modelli classici e più conosciuti, fino ai designer dei nostri giorni.
Il design italiano, la scelta dei materiali e delle forme e la modularità delle proposte rendono Zamagna totalmente proiettata alla ricerca del bello da vivere e possibile da acquistare.


Questa collezione è il risultato di un'attività di ricerca incessante, per conoscere le tendenze del mercato e aggiornare il design.
Decine di differenti modelli tutti accomunati da tradizione, essenzialità, flessibilità: la cura del dettaglio di Zamagna da voce alle richieste del mercato moderno con prodotti che sanno di storia ma rispondono alle esigenze attuali, come nel caso della sedia Memory.


Nessun progetto ha attratto l’attenzione di designer, architetti e artisti come quello della sedia. Oggetto fortemente legato alla forma del corpo umano e che è fatto, anch’esso, di braccia, gambe, piedi e schiena.
Zamagna ha compreso il ruolo chiave che la sedia ha assunto nella storia del disegno industriale, realizzando l'importanza di offrire a tutti oggetti funzionali, caratterizzati da un tratto stilistico che non passa certo inosservato, ne è l'emblema la sedia girevole Funny.
La bellezza di un oggetto non può essere disconnessa dalla sua utilità, da questo concetto prende forma lo slogan di Zamagna: "Live Design".